Mi sono sempre immaginato i premi Nobel per le materie scientifiche come dei topi da laboratorio, vecchi, ingobbiti per il troppo studiare, con indosso lenti spesse un centimetro tenute insieme da una montatura d’osso attaccata con lo scotch.
Mi sono sempre immaginato che un premio Nobel da piccolo deve essere stato un bambino prodigio, di quelli che stanno incollati ai libri sette giorni su sette, di quelli che da adolescenti si ritrovano poi degli USA (Uomini Senza Amici, per intendersi).
Mi sono sempre immaginato che per fare una scoperta che valga il premio Nobel ci vogliano anni e anni di duro lavoro e una pazienza infinita nel mettersi lì a provare e riprovare finché qualcosa non ne viene fuori.

Queste mie convenzioni un po’ banali e molto stereotipate, lo ammetto, sono state spazzate via dall’uragano Kary Mullis. Attenzione però, non è il nome di una tempesta tropicale che si è abbattuta su qualche isola caraibica, ma quello del vincitore del premio Nobel per la Chimica del 1993.

Qualche anno dopo aver vinto l’ambito premio per la scoperta della PCR, Mullis ha dato alle stampe la sua divertente e irriverente autobiografia, “Ballando nudi nel campo della mente”.

E così si viene a sapere che l’idea che poi gli è valsa il Nobel gli è venuta in un lampo mentre era in macchina e si apprestava a trascorrere un tranquillo weekend con la sua ragazza. “All’altezza della pietra miliare 46.58, sulla Highway 128, stava per affacciarsi l’era della PCR”. Cosa che potrebbe capitare a tutti, no?

Mullis, infatti, non è solo un grande scienziato che ha rivoluzionato il mondo della chimica e della genetica. Nel suo libro si trovano decine di aneddoti interessanti e divertenti sulla sua vita. Si può quindi scoprire che è anche un bravo surfista, un curioso e attento fruitore di LSD e di qualsiasi altra sostanza che possa interagire con la mente, un uomo che può vantare incontri ravvicinati del terzo tipo (non dopo aver preso allucinogeni), un appassionato di scienza fin da bambino. Passione nata con il piccolo chimico come per tanti altri bambini. Passione che si è focalizzata poi sulla biochimica. “La biochimica era più divertente, e lo è tuttora. Adesso non vado più alle feste per trovarci ragazzine, ma niente mi sembra più divertente o più interessante dell’organismo umano. È ciò che sono io. Voglio che i miei occhi continuino a vedere, il mio cuore a battere, e che le eccitanti funzioni sessuali nelle quali il mio corpo si impegna continuino a funzionare, notte dopo notte”.

Soprattutto, però, Mullis è uno che ha le idee chiare, condivisibili o no, e che non le manda a dire. Ne è un esempio la sua presa di posizione contro i maggiori studiosi di AIDS sostenendo che non esistono prove che sia il virus dell’HIV a provocare la tanto temuta sindrome.
Ma non sono da meno i suoi feroci attacchi ai profeti di imminenti disastri ecologici. “Gli scienziati che fanno affermazioni categoriche su futuri disastri ecologici e sostengono che gli uomini sono responsabili di tutti i cambiamenti in corso sono fortemente sospetti. Spegnete la televisione, prendete in mano il libro di scienze che usavate a scuola. […] Dobbiamo farcela contando solo sulla nostra intelligenza. E dobbiamo tenere presente che i media sono alla mercé degli scienzati che hanno l’abilità di mobilitarli, e che gli scienziati dotati di questa capacità spesso non tengono d’occhio la bottega. Più probabilmente tengono d’occhio il loro stipendio”.

Occhio quindi a chi cerca di spillarvi soldi per la ricerca, non sempre si tratta di interessi altruistici. E soprattutto, occhio a chi cerca di mettere, nel bene e nel male, l’uomo davanti a tutto. È arrivato il momento di ricordarci qual è il nostro posto nel mondo che viviamo. “Noi siamo un sottile strato di muschio su un masso voluminoso. Siamo un piccolo fenomeno biologico che produce parole, pensieri, e bambini, ma non arriviamo neanche a solleticare le piante dei piedi al pianeta”.

Al di là che le opinioni di Mullis possano essere giuste o sbagliate, e non vi resta che leggerle per farvi un’idea, ciò che davvero colpisce è che non c’è poi nulla di così straordinario in un premio Nobel, che non c’è una netta linea di demarcazione tra partecipare ad un festino a base di allucinogeni e scoprire qualcosa che influenzerà tutto il mondo della ricerca scientifica. Grandi idee possono venire a tutti in qualsiasi momento, ma alla scienza il “chi” interessa poco. La sua magia è dovuta alla possibilità di slegarsi da chi l’ha prodotta. Alla fine “non ha importanza sapere chi fosse Isaac Newton. È stato lui a dimostrare che la forza equivale alla massa per l’accelerazione. Lui era un pazzoide antisociale e criminale che voleva dar fuoco alla casa dei suoi genitori, ma la forza continua ad equivalere alla massa per l’accelerazione”.
Che poi possiate essere curiosi di scoprire chi c’è dietro a grandi scoperte, questo è vostro diletto.

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