Archive for May, 2008

 

So che qui è da un po’ che non ci si fa sentire. Alcuni problemi di cui vi avevo parlato me li sono finalmente lasciati alle spalle. Adesso ho un nuovo mac (tanto per informare, se qualcuno me lo volesse rubare di nuovo mi dia almeno il tempo di cominciare a pagarlo), un blog rinato, dei libri interessanti di cui parlare e un anniversario da celebrare.

 

Ebbene sì, anche se non mi par vero domani Parole in LiBerTà festeggerà i suoi primi due anni di vita. Ne è passato parecchio di tempo da quel 21 maggio 2006 in cui questo spazio è emerso dal “buio” di Arthur Koestler e devo ammettere che non avrei mai scommesso di essere ancora qui dopo un biennio.

 

Magari a chi è scaramantico potrebbe sembrare fuori luogo festeggiare in anticipo, ma oggi sulla scaramanzia ci ridiamo sopra, come penso farebbero i due illustri uomini di scienza di cui volevo parlarvi.

 

Il primo, ma non in ordine di importanza, è Alexander von Humboldt. Nato in una famiglia agiata, dimostra già da piccolo di non gradire molto le frivolezze della vita mondana e così appena possibile parte per esplorare il Sud America.

Diventerà un famoso viaggiatore e a lui si dovranno innumerevoli scoperte che spaziano dalla botanica alla mineralogia passando per la geografia. Uomo tutto d’un pezzo, capace di vivere in mezzo al fango e di mostrare una sensibilità per i più deboli ancora sconosciuta ai suoi tempi. Ma anche uomo terribilmente ingenuo e terrorizzato dall’avere rapporti coll’altro sesso.

 

Il secondo, forse più famoso, è Carl Friedrich Gauss, il “principe dei matematici”. Nato in una famiglia poverissima, si dimostra da subito un genio straordinario. “A lungo era stato dell’idea che le persone si comportano secondo un rituale che le obbliga a parlare o ad agire solo dopo una breve pausa. A poco a poco si rese conto che le persone avevano bisogno di quelle pause. Perché erano così lente, facevano così tanta fatica e avevano tutte quelle difficoltà nel pensare?” Semplicemente perché Gauss era troppo veloce per tutti gli altri. Non a caso, infatti, ha influenzato in modo determinante campi come la fisica, la matematica e l’astronomia.

Come ogni buon genio che si rispetti aveva i suoi ovvi problemucci nelle relazioni interpersonali. E, in più, ha passato la vita con in testa una vera e propria ossessione. “È bizzarro e ingiusto il fatto che si nasce in una determinata epoca e, volenti o nolenti, vi si resta imprigionati: un esempio calzante della penosa accidentalità dell’esistenza. Così uno ha un vantaggio spropositato rispetto al passato e diventa lo zimbello del futuro”.

Neanche Gauss avrebbe potuto credere a quanto sia vera al giorno d’oggi questa affermazione.

 

Ma è ora di arrivare al punto. Che cosa accomuna questi due uomini, oltre al fatto di essere tedeschi e di vivere nello stessa epoca? Semplicemente la volontà di scoprire e spiegare il mondo. O almeno la pensa così Daniel Kehlmann, un giovane scrittore tedesco che li ha resi protagonisti del suo romanzo “La misura del mondo”.

 

Con una scrittura leggera e un’ironia divertente che a tratti confina nello spassoso, Kehlmann ripercorre la vita di questi due personaggi e poi decide di farli incontrare una volta diventati vecchi. Ne nascono tanto degli sketch quasi esilaranti quanto dei discorsi estremamente interessanti. Soprattutto nasce un continuo “scontro” sul chi dei due sia più uomo di scienza dell’altro.

“Ah, esclamò Humboldt, e cos’era allora la scienza?

Gauss Tirò dalla pipa. Un uomo da solo seduto alla sua scrivania. Un foglio di carta, tutt’al più un cannocchiale davanti alla finestra con un cielo terso. E quest’uomo che non si arrende fino a quando non capisce. Forse quella era scienza.

E se quell’uomo si metteva in viaggio?

Gauss fece spallucce. Quello che si nasconde lontano, nei buchi, nei vulcani o nelle miniere è puro caso, non conta. Non avrebbe contribuito a rendere più chiaro il mondo”.

 

Devo ammettere che la scelta di parlare di questo libro proprio in occasione del biennale del blog non è stata casuale. Nonostante si tratti di un libro recente e magari non famosissimo, racchiude, con una semplicità disarmante, un po’ tutti i temi che hanno caratterizzato i post di questi due anni. La scienza, i problemi della società, la religione (di cui per una volta ho volutamente taciuto perché non sempre è buona cosa attirarsi le ire divine), la volontà di conoscere e capire il mondo.

 

Senza dimenticare il relativismo. Infatti, se da un lato “niente di ciò che qualcuno ha misurato una volta potrà mai più essere come prima”, dall’altro lato non bisogna dimenticare che “volendo il mondo può essere misurato, ma questo non significa affatto che ci si capisca qualcosa”.