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Q

February 6th, 2008 3 Comments

Uno scenario: l’Europa subito dopo le tesi di Lutero e la nascita del Protestantesimo. Guerre tra nobili, rivolte di poveri, ma soprattutto una spietata guerra spirituale per il controllo delle anime e della verità.

Un uomo. Molti nomi e molte battaglie. Quello che deve fare.

Un nemico infido ed enigmatico, Quolet, il cui l’obiettivo è mantenere l’ordine secolare. “Nell’affresco sono una delle figure di sfondo. Al centro il Papa, l’Imperatore, i cardinali e i principi d’Europa. Ai margini, gli agenti discreti e invisibili, che fanno capolino dietro le tiare e le corone, ma che in realtà reggono l’intera geometria del quadro, lo riempiono e, senza lasciarsi scorgere, consentono a quelle teste di occuparne il centro”.

Molti conflitti, una sola lotta. Un solo ideale. La libertà di credere e leggere da sé le Scritture.
“All’uscita da una chiesa ho incontrato un bambino di cinque anni e gli ho domandato chi fosse Gesù. Sapete cosa mi ha risposto? Una statua”. “Per i papisti questa è la fede! Prima imparare a venerare e ubbidire, poi capire e credere!”… “A vent’anni credevo che Lutero ci avesse regalato una speranza. Non ci ho messo molto a capire che l’aveva subito rivenduta ai potenti. Il vecchio frate ci ha sbarazzati del Papa e dei vescovi, ma ci ha condennato a espiare il peccato in solitudine, ficcandoci un prete dentro l’anima”.
Da qui nasce la speranza di pochi di creare un mondo migliore per molti. “Noi vogliamo Redenzione! Noi vogliamo libertà e giustizia per tutti! Noi vogliamo leggere liberamente la parola del Signore e liberamente scegliere chi deve parlarci e chi rappresentarci in Consiglio!”.
Sono tanti i profeti che si succedono in questo compito e il protagonista/narratore è sempre al loro fianco a lottare perché anche i pezzenti abbiamo la loro dignità.

Un autore, Luther Blissett, che non esiste. Uno pseudonimo che riunisce quattro persone diverse. Un progetto che va avanti da tempo.

Questi sono i principali ingredienti che compongono Q, romanzo storico che si basa su fatti realmente accaduti. Nonostante la difficoltà dei temi trattati, il merito che va dato agli autori è quello di aver creato un libro che è la giusta via di mezzo tra un best seller di facile lettura dal ritmo mozzafiato e un romanzo intenso ed impegnato che fa riflettere su ciò che accade ai giorni nostri. Un libro che può accontentare un po’ tutti i palati. E forse è proprio questo il segreto della sua fama, insieme ad una cura scrupolosa dei dialoghi, in cui il linguaggio è sempre adatto al personaggio che lo proferisce e al suo ruolo. Il che rende tutto più realistico.

E tanto per restare in tema di realismo, il destino delle rivolte dei poveri è abbastanza scontato ed è tutto nelle parole di un vecchio mercenario. “Te lo dico io signorino, questa è stata la più merdosa di tutte le guerre merdose che ‘sto unico occhio buono ha visto. Soldi, compare, solo soldi e gli affari con quei porci di Roma. I vescovi con tutte quelle baldracche e figli da mantenere! Grana, te lo dico io, che i principi, i duchi, quei fottuti, non pensano ad altro. Prima gli tolgono tutto, ai bifolchi, e poi ci mandano noi a bastonare quelli che si incazzano. Forse sono troppo vecchio per queste stronzate. Rotti in culo! Ma a ‘sto giro c’erano da voltare i cannoni contro i principi e i leccamerda del Papa, avevano tirato fuori i coglioni, gli zappaterra: bruciavano i castelli con tutto quel ben di Dio, inculavano le contesse, sbudellavano i preti vaffanculo! Oh, parlavano sempre di Dio ma spaccavano tutto, quasi quasi ci stavo anch’io, ma poi lo sapevo come andava a finire, non c’è fortuna per i pezzenti”.

Infatti, il protagonista di tutte le vicende è proprio “l’ultimo sopravvissuto di una razza senza fortuna, un popolo che la storia ha voluto sterminare”. “È destino ch’io debba sopravvivere, sempre, per continuare a vivere nella sconfitta, consumarla poco alla volta”.
Ma la resa non è totale e definitiva, non si spegne mai l’ultima fiammella di speranza. “Nessun prezzo può saldare il conto, non si paga mai abbastanza e non esiste rifugio sicuro. C’è una partita che vuole essere chiusa; se deve essere fino alla fine che sia”.

Never give up