Archive for March, 2007

Spero che abbiate finito di leggere “Cristo si è fermato ad Eboli” perché è arrivato il momento di occuparsi (e devo ammettere, con un pizzico di vergogna, in considerevole ritardo) del secondo vincitore della tornata elettorale, ossia “La svastica sul sole”, romanzo capolavoro dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick.

Premessa. Dick è uno scrittore visionario, ma non perché si immagina mondi irreali, alieni, robot e quant’altro. Semplicemente, si inventa una situazione decisamente assurda e paradossale e la porta avanti con una logica ineccepibile che non può non strappare un sorriso. In questo si può accomunare un po’ a Saramago, anche se la scrittura di Dick è molto più semplice, meno arzigogolata e più attenta a non divagare.

Ne “La svastica sul sole”, il cui titolo originale è “The man in the high castle” (ovviamente la traduzione italiana è strettamente letterale), Dick si immagina un mondo dove Germania e Giappone sono uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale. Anche gli Stati Uniti, “dominatori” nel mondo reale post-bellico, si ritrovano nel romanzo di Dick schiavi di queste due superpotenze e divisi a metà. La costa atlantica in mano al Reich, la costa pacifica all’impero del Sol Levante.
Questo è lo scenario in cui si collocano i diversi personaggi di questo romanzo. La narrazione procede a singhiozzo, la visuale salta da un personaggio all’altro apparentemente senza uno senso preciso. Si mischiano così le vicende di Childan, un antiquario, di Frink, un artigiano ebreo, e della sua ex-moglie Juliana, una maestra di judo, di Tagomi, un pezzo grosso giapponese, e di Baynes, un finto uomo d’affari. Ciò che accomuna questi personaggi è l’essere inseriti in un mondo caratterizzato dal ricorso alla violenza, con la quale i protagonisti sono costretti a convivere in modo ambivalente. Ad esempio, “per salvare una vita, il signor Tagomi ha dovuto prenderne due. La mente logica, equilibrata, non può trovare un senso, in questo. Un uomo mite come il signor Tagomi potrebbe impazzire per le implicazioni di una simile realtà”.

Ma non è solo la violenza fatta e subita a fare da collante tra le varie vicende. Il vero leit motiv di questa storia è un romanzo. Si tratta di un libro proibito nelle terre del Reich, La cavalletta non si alzerà più, in cui si immagina un mondo parallelo in cui le forze dell’Asse sono state sconfitte dai soldati Alleati.. Ma nel mondo immaginario di Dick questo non è che un best-seller di fantascienza, un racconto nel racconto. La realtà de “La Svastica sul sole” è ben diversa e viene ben colta da Baynes. “è un mondo psicotico quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E… quanti di noi lo sanno? Forse se uno sa di essere pazzo, allora non è pazzo. Oppure può dire di essere guarito, finalmente. Si risveglia. Credo che solo poche persone si rendano conto di tutto questo. Persone isolate, qua e là. Ma le masse… che cosa pensano? Tutte le centinaia di migliaia di abitanti di questa città. Sono convinte di vivere in un mondo sano di mente? Oppure intravedono, intuiscono in qualche modo la verità?”

Ma qual è questa verità? Nel mondo parallelo creato da Dick ciò che è vero assume un carattere relativo e non sempre è distinguibile dalla finzione. Ne risulta un romanzo che offre diversi livelli di lettura. Va bene sia per chi cerca un romanzo poco impegnativo, sia per chi ama andare a caccia di riferimenti letterari, sia per chi cerca un libro in cui poter trovare riflessioni profonde sulle condizioni dell’uomo, che ben si riassumono in queste frasi: “quello che non comprendono [i nazisti] è l’impotenza dell’uomo. Io sono debole, piccolo, senza la minima importanza per l’universo. L’universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perché questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dei distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande”.

In questa giornata post laurea in cui devo ancora capire bene cosa mi è successo, vorrei ringraziare tutti i miei amici per il papiro, le botte ricevute, e Annalisa per lo splendido vestito.
Un grazie di cuore va a tutte le persone che ieri sono riuscite a venire e a chi non ci è riuscito ma che ha comunque mi ha fatto sentire la propria presenza. C’era davvero tanta gente e questo mi ha fatto un enorme piacere, è bello sapere che ci sono un sacco di persone che tengono a te. Non posso sapere cosa accadrà in futuro, ma essere circondato da persone amiche nei momenti che contano è una sensazione indescrivibile. Per un giorno mi avete fatto sentire un po’ il Migliore. Ed ora, come avevo scritto in fronte, “110 e godo”!

Grazie davvero a tutti!!!

P.S.: un grazie aggiuntivo a Maks e Davide per avermi aiutato a togliermi la “merda” di dosso, mi viene lo schifo solo a pensarci. :-)