Archive for February, 2007

Dopo aver dato a chi legge questa pagina la possibilità di scegliere, da oggi si torna a parlare di libri. Dato che, escluso il povero Dostoevskij, tutte le altre proposte hanno ricevuto un voto saranno tutte oggetto di post. Oggi si parte con “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi.

Tanto per cominciare immaginatevi di trascorrere un capodanno così:
“Arrivammo alla fine dell’anno. Volli attendere la mezzanotte, secondo l’usanza. Ero solo, nella mia cucina. Avevo un bicchiere di vino, ma a che cosa avrei potuto brindare? Il mio orologio si era fermato, e nessun rintocco di fuori poteva giungermi e indicarmi il passare del tempo, dove il tempo non scorre. Così finì, in un momento indeterminato, l’anno 1935, quest’anno fastidioso, pieno di noia legittima, e cominciò il 1936, identico al precedente, e a tutti quelli che sono venuti prima, e che verranno poi, nel loro indifferente corso disumano”.
Mi rendo conto che non è una proposta allettante, ma è esemplificativa della vita di Carlo Levi a Gagliano, un piccolo paesino sui monti della Lucania, ora Basilicata. A questo punto la domanda é: cosa ci fa un medico, pittore e letterato del Nord Italia tra i monti lucani? La risposta è che è stato mandato in confino a causa delle sue idee in contrasto col regime fascista.

è bastato allontanarlo di qualche centinaio di chilometri dalla sua Torino perché Levi si ritrovi in un mondo “antico”, dove il tempo non scorre ormai da qualche centinaio di anni, dove religione cattolica e magia convivono, dove le tradizioni e la quotidianità sono più importanti dello Stato, del regime, della guerra in Africa e di tutto quello che succede al di là dei monti. Agli abitanti di questa terra “non importano i motivi che ti hanno spinto, né la politica, né le leggi, né le illusioni della ragione. Non c’è ragione né cause ed effetti, ma soltanto un cattivo Destino, una Volontà che vuole il male, che è il potere magico delle cose. Lo Stato è una delle forme di questo destino, come il vento che brucia i raccolti e la febbre che ci rode il sangue. La vita non può che essere, verso la sorte, che pazienza e silenzio. A che cosa valgono le parole? E che cosa si può fare? Niente”.
è proprio questa rassegnazione che contraddistingue i contadini di Gagliano. Cosa fare per non morire di malaria? Niente. Cosa fare per non vivere nella più totale miseria? Niente. Cosa fare per non dover pagare in tasse tutto ciò che si guadagna rompendosi la schiena sui campi? Niente.
Da questa rassegnazione viene ben presto contagiato anche Levi. Rassegnato per non poter fare abbastanza per i contadini, rassegnato per l’ottusità del podestà, rassegnato per il tempo immobile che fa sì che i giorni si ripetano sempre uguali. “Guardavo così, senza più vedere nulla di determinato, in quell’aria grigia e in quel vento: mi pareva di aver perso ogni senso, di essere uscito dal tempo, di essere tutto avvolto da un mare di passiva eternità, da cui non sarei potuto uscire”.

Tuttavia c’è una differenza tra l’autore e i poveri contadini di Gagliano. Il primo sa che prima o poi riuscirà ad andarsene da quel mondo, mentre i secondi non ne avranno mai la possibilità. Ed è proprio qui che nasce la “questione meridionale”, la differenza abissale tra Nord e Sud che secondo molti ancora esiste, seppur attenuata rispetto alla situazione del 1935. Ma “non può essere lo Stato a risolvere la questione meridionale, per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato. Fra lo statalismo fascista, lo statalismo liberale, lo statalismo socialistico, e tutte quelle altre future forme di statalismo che in paese piccolo-borghese come il nostro cercheranno di sorgere, e l’antistatalismo dei contadini, c’è, e ci sarà sempre, un abisso; e si potrà cercare di colmarlo solo quando riusciremo a creare una forma di Stato di cui anche i contadini si sentano parte”. Infatti, quest’ultimi vivono convinti che “finché gli affari del nostro paese, la nostra vita e la nostra morte, saranno in mano a quelli di Roma, saremo dunque sempre come bestie”. I gaglianesi non sono “cristiani” (cioè uomini), Cristo non è mai arrivato fino a laggiù, ma si è fermato prima, si è fermato ad Eboli.

P. S.: A chiunque si sia incuriosito (o si incuriosirà), come è successo a me, dei luoghi in cui è ambientato questo libro, consiglio di dare un occhiata al paesino che ora si chiama Aliano e che trovate mappato su Google Earth.

P. P. S.: L’immagine del post è un quadro di Levi del 1935 intitolato ovviamente “Aliano and the moon“.