Archive for December, 2006

Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse a dover attendere in una stazione a causa del ritardo del suo treno cosa potrebbe fare per riempire il tempo di questa interminabile attesa? Potrebbe attaccare bottone con qualche altra persona nella sua stessa situazione, ma facciamo finta che non ci sia nessun altro. Allora potrebbe tirare fuori il suo lettore mp3 per ascoltare un po’ di buona musica, ma proprio 5 minuti prima si sono scaricate le batterie. A questo punto potrebbe prendere in mano il cellulare e telefonare a qualche amico, ma, manco a dirlo, il credito residuo è insufficiente ad effettuare chiamate. A questo punto lo sfortunato viaggiatore si trova di fronte ad un bivio: può fissare intensamente l’orologio della stazione guardando i secondi che si susseguono inesorabili oppure può aprire lo zainetto ed estrarre “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.

Già leggendo le prime righe di questo romanzo nasce un sorriso spontaneo sulle labbra e la curiosità cresce parola dopo parola. Si tratta di un libro davvero particolare perché non ha nulla di speciale eppure è diverso da qualsiasi altro. Per fare un esempio, tu lo leggi prima di andare a dormire, poi lo riponi sul comodino e la sera dopo lo riprendi in mano. Ma “ecco che fin dalla prima pagina t’accorgi che il romanzo che hai in mano non ha niente a che fare con quello che stavi leggendo ieri”. È l’autore stesso che te lo dice, come se volesse prenderti in giro. Però questo non basta, io sono arrivato verso pagina 100 prima di capire cosa stava succedendo. E Calvino mi ha dimostrato che è in grado di far provare al lettore le sensazioni che lui ha deciso di fargli provare: curiosità, stupore, frustrazione e talvolta un pochino d’incazzatura anche. Tutto questo senza dover per forza andare a toccare argomenti “scottanti” o d’attualità. Da poche righe si può capire benissimo. “Il romanzo che più vorrei leggere in questo momento dovrebbe avere come forza motrice solo la voglia di raccontare, d’accumulare storie su storie, senza pretendere d’importi una visione del mondo, ma solo di farti assistere alla propria crescita, come una pianta, un aggrovigliarsi come di rami e foglie…”

Difatti il tema che fa da leit motiv a tutto il romanzo è proprio quello della lettura, della nascita di un libro, del rapporto tra lettore e scrittore, tanto che il protagonista si chiama semplicemente Lettore. Ma ora non svelerò altro, solo un piccolo consiglio. Se vi doveste trovare disorientati leggendo questo libro non preoccupatevi, alla fine ne verrete a capo.

Per concludere vorrei citare un paragrafo che mi ha davvero colpito perché mi riguarda al 100%.
“Non si meravigli se mi vede sempre vagare con gli occhi. In effetti questo è il mio modo di leggere, ed è solo così che la lettura mi riesce fruttuosa. Se un libro m’interessa veramente, non riesco a seguirlo per più di poche righe senza che la mia mente, captato un pensiero che il testo le propone, o un sentimento, o un interrogativo, o un’immagine, non parta per la tangente e rimbalzi di pensiero in pensiero, d’immagine in immagine, in un itinerario di ragionamenti e fantasie che sento il bisogno di percorrere fino in fondo, allontanandomi dal libro fino a perderlo di vista”.
Per me spesso la lettura è questo, e per voi?