Archive for the ‘Attualità’ Category

Gomorra

September 24th, 2007 No Comments

Roberto Saviano è un giovane di meno di trent’anni che proviene da un paese del casertano, Casal di Principe. Roberto Saviano a 28 anni già deve vivere sotto scorta. Perché? Solo per aver scritto un libro in cui racconta ciò che avviene dalle sue parti.
Poi è capitato che questo suo libro vendesse più di 800000 copie ed ora tutti, volendo, hanno la possibilità di scoprire che cosa sia la camorra, “l’organizzazione criminale più corposa d’Europa”, e quali siano le sue sfere di interesse.

Io in realtà su Gomorra ero un po’ scettico, mi aspettavo l’ennesimo libro per una facile indignazione. Di quelli che li leggi e ti incazzi, ne parli con tutti quelli che incontri e dopo un mese però cade nell’oblio. Pensavo si trattasse di un libro che potesse piacere solo agli spettatori di Report o agli estimatori di Travaglio. Niente di più sbagliato.

Il sottotitolo “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra” parla chiaro. Infatti, è proprio di un viaggio che si tratta, un viaggio che procede veloce portando con sé il lettore tra spostamenti di merci, luoghi e persone visti attraverso gli occhi di un Saviano talvolta ospite talvolta infiltrato. Quello che più colpisce di questo viaggio è che non è fatto solo di rabbia o indignazione per una situazione francamente tra il tragico e l’assurdo. Non si tratta di denuncia, quanto piuttosto di racconto. Le parole sono pervase di una neutralità che non mi sarei mai aspettato. Io non sarei stato in grado di dire quello che Saviano ha scritto senza inondare il tutto di giudizi morali. Ma lui c’è riuscito. E già solo per questo merita tutta la mia stima.

“Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell’architettura dell’autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura.
[…] Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità delle parole non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità”.

E ora le lascio raccontare a lui, intervistato da un maestro del giornalismo come Enzo Biagi.

A casa nostra

June 26th, 2006 No Comments

Dato che non ho ancora avuto il tempo di preparare il post sul libro di cui volevo parlare prendo tempo e vi annoio tornando a parlare di un argomento che ho da poco trattato.

Sabato pomeriggio sono andato in biblioteca alla presentazione di un libro dal titolo “A casa nostra. Cinquant’anni di mafia e criminalità in Veneto”. Presenti gli autori, Monica Zornetta e Danilo Guerretta, e Gian Carlo Caselli, personaggio di cui ho parlato già nel post sul libro Intoccabili.

Devo essere sincero, io questo libro non l’ho letto, ma mi riprometto di farlo appena avrò un po’ di tempo. Ne parlo comunque perché l’argomento è davvero interessante e tutt’altro che banale.
Quando si parla di mafia si pensa sempre al sud Italia, ma la realtà non è solo questa.
Come hanno documentato i due giornalisti nonché autori di questo saggio, anche in Veneto ci sono stati degli avvenimenti non da poco. A partire dal più famoso fenomeno della Mala del Brenta, organizzazione criminale con caratteristiche analoghe a quelle di altre mafie più “famose”, passando poi alla questione del soggiorno obbligato, provvedimento fallito nei suoi obiettivi che ha permesso ai boss mafiosi di allargare il proprio giro d’affari anche in diverse regioni del nord, fino ad arrivare alle questioni più recenti sugli abusi edilizi e le eco-mafie qui in Veneto.

Ma voi lo sapevate che anche qui a Montebelluna (come in altri paesi del circondario) ci sono beni sequestrati alla mafia? E che la Camorra, che gestisce il traffico di rifiuti in Campania, viene anche qui in Veneto a prendersi le immondizie?
E non solo questo. Nei 26 capitoli, scritti in tono quasi romanzesco (ma ampiamente documentati), si parla di molte altre attività criminali di una certa rilevanza, ma non direttamente collegate alla mafia, che sono avvenute e stanno avvenendo in questi anni nella nostra regione.

Un punto di merito per gli autori è sicuramente dato dall’intervento di Caselli che si è dimostrato un profondo conoscitore del fenomeno mafioso e che, seppur sommerso da domande “scomode”, ha mostrato di anteporre sempre il rispetto della legge e delle regole a interessi politici o di qualsiasi altro tipo. Chi era presente all’incontro di sabato di 24 giugno nell’auditorium della biblioteca di Montebelluna lo potrà certo testimoniare.

Concludo con le parole di Caselli che ha chiuso il dibattito invitando il pubblico, in parte scettico riguardo a quanto hanno detto Guerretta e Zornetta, a non chiudersi nelle proprie opinioni e a confrontare le proprie idee con quanto riportato nel testo.
Mi rendo conto che suona quantomeno strano parlare di mafia in Veneto, soprattutto per chi si sente particolarmente legato al proprio “paese natale”, ma non crederci per partito preso non è mai una buona soluzione.

Intoccabili

June 6th, 2006 No Comments

Lo so, l’immagine che ho scelto può sembrare fuorviante, ma in realtà non lo è… Il libro di cui parlo questa volta s’intitola Intoccabili e presenta profonde analogie con l’omonimo film.
Innanzitutto, il tema: la mafia. Tema denso e ricco di sfaccettature, ma con qualche punto fermo: punto primo, la mafia esiste, è potente e grava non solo sulle spalle dei siciliani, ma su quelle di tutti noi; punto secondo, il potere politico ha quasi sempre fatto proclami ma senza poi passare all’azione perché spesso è stato ed è tuttora complice; punto terzo, quando la giustizia tenta di colpire gli uomini importanti collusi alla mafia inevitabilmente fallisce. Questi sono i tratti salienti che accomunano le diverse vicende, soprattutto giudiziarie, che ci raccontano in modo dettagliato e documentato gli autori di questo libro, Saverio Lodato e Marco Travaglio.

Se cercate della banalità sulla mafia qui non le troverete, se volete invece farvi un’idea complessiva di cosa è successo in questi ultimi trenta anni allora è il libro giusto.
Sono troppe le vicende trattate e i personaggi a vario titolo coinvolti per poterne parlare ampiamente, citerò solo qualche spezzone qua e là.

Procediamo con ordine… l’introduzione di Paolo Sylos Labini spiega molto bene cosa vuol dire mafia, quindi userò le sue parole:
“Mafia vuol dire appalti, licenze edilizie, aree fabbricabili, sistemi di irrigazione, controllo dei mercati ortofrutticoli e sull’acqua, cioè sulla vita dei siciliani, e poi commercio di droga e altri affari sporchi, ma anche puliti come il Ponte sullo Stretto e la grande mangiatoia della sanità pubblica. Ma, soprattutto, mafia vuol dire agganci con la politica, l’economia, i pezzi grossi delle istituzioni…”

Questo lo sanno molto bene quelli che cercano di combatterla, dato che hanno provato sulla loro pelle che “chi è visto come ostacolo all’eterna trattativa tra politici e mafiosi viene isolato come un fastidioso ingombro e tolto di mezzo. Col tritolo o con le campagne mediatiche di delegittimazione.”. Lo hanno dovuto imparare a loro spese le più famose vittime degli ultimi anni. Scrivono gli autori: “dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, molti opinionisti che avevano crocifisso quei due magistrati quando erano in vita si diedero anima e corpo alla santificazione dei due eroi. Posizioni ipocrite, dettate dalla volontà di mescolarsi, ora che i due eroi erano passati a miglior vita, nelle file di chi li aveva affiancati e sostenuti da vivi.”.

Dall’altro lato c’è da dire che col tempo “Cosa Nostra ha compreso che le stragi erano un’ottima arma di ricatto per trascinare lo Stato al tavolo della trattativa” in modo che “neutralizzasse a poco a poco i magistrati, lasciandoli vivi ma disarmati”. Ed è proprio quello che è accaduto al personaggio chiave di molte vicende avvenute a Palermo dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio, Gian Carlo Caselli. Questa frase degli autori lo descrive meglio di mille parole: “solo e con le spalle scoperte, Caselli parte per quel fronte, da dove tutti scappano. Va a rischiare la vita dove i giudici vengono ammazzati. Volontario.” Lui ha tentato di andare fino in fondo, ma “ci sono verità troppo forti perché il Potere le affidi a cuor lavoro a magistrati «ingestibili», che intendono applicare semplicemente la legge in maniera uguale per tutti. Quelle verità, quando sono ormai scritte in sentenze definitive – come quella su Andreotti – devono essere per forza cancellate e oscurate, perché non giungano sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Per quelle, invece, ancora giudiziariamente da accertare, si seguono i canoni della «guerra preventiva»: si tolgono di mezzo i magistrati che potrebbero, presto o tardi, scoperchiarle.”.

Basta, non aggiungerò altro sennonché “chi legge questo libro, alla fine, non può non porsi una domanda: come siamo potuti cadere così in basso?” La risposta a chi lo ha letto e a chi lo leggerà, ma anticipo già di non aspettarsi un lieto fine.

In conclusione aggiungo solo che ho deciso di parlare di questo saggio perché Travaglio è un giornalista a cui va tutta la mia stima e perché (visto anche il risultato delle elezioni in Sicilia) penso che la conoscenza di ciò che è accaduto e sta accadendo sia l’unica base per liberarci da questa vergognosa piaga chiamata “mafia”.