
Che rumore fa un albero che cade in una foresta se non c’è nessuno lì a sentirlo cadere? La risposta di Bart Simpson a questo millenario dilemma zen è stata “eeeeee… bam!”. Risposta semplice che sottende l’idea che il mondo esista a prescindere da noi che lo conosciamo e che esso abbia un suo ordine intrinseco. La scienza moderna, ed anche il senso comune, si fondano su questo presupposto.
Tuttavia c’è anche chi, come Paul Watzlawick, risponderebbe alla domanda precedente dicendo che l’albero potrebbe sia non fare alcun rumore sia abbaiare mentre cade. Questo non perché Watzlawick sia un pazzo (anzi è uno che ha lavorato tutta la vita nel campo della “mente” anche se mi rendo conto che questa non possa essere una giustificazione, comunque per stavolta garantisco io), quanto piuttosto perché sostiene che “qualsiasi così detta realtà è una costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizzata. Ciò che si pensa di aver scoperto nel “mondo reale” non è nient’altro che un’invenzione, “il cui inventore è inconsapevole del proprio inventare e considera la realtà come qualcosa che esiste indipendentemente da sé”.
Da questa prospettiva si può facilmente intuire come, se la realtà è in realtà (scusate il gioco di parole) una costruzione di ognuno di noi, si dovrebbe entrare nell’ottica “di esistere in un mondo dove nessuno in particolare può vantare una migliore comprensione in senso universale”.
Ciò significa uscire da una logica manichea costituita da coppie di opposti come giusto-sbagliato, bene-male e abbandonare finalmente il principio del tertium non datur. Infatti, tra i due opposti esiste anche una terza via, ossia mantenersi al di fuori dalle scelte dicotomiche. Questo, oltre ad essersi dimostrato estremamente utile nel campo della biologia, è anche un valido consiglio per non farsi intrappolare nelle maglie dell’ideologia, ossia di un sistema di pensiero che pretende di avere l’unica spiegazione “vera” del mondo (politico, sociale o religioso che sia) e che tenta di mettere le persone nella condizione “o con noi o contro di noi”. Compito di chi sostiene l’ideologia è “produrre la sensazione che un ardente entusiasmo vibri realmente in tutti gli altri, che chi non lo prova dentro di sé pensi che c’è qualcosa che non va in lui”. Tanto per fare un paragone impertinente è un po’ come mi sentivo io qualche ora dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali quando guardavo tutti saltare e gridare intorno a me e pensavo di essere l’unica persona normale rimasta (senza offesa per nessuno s’intende).
Bene, tutto quello di cui ho parlato finora lo potete trovare ne “La realtà inventata”, raccolta curata da Watzlawick appunto, che comprende saggi che spaziano tra scienza, filosofia, psicologia, politica e letteratura e che hanno tutti a vario titolo l’obiettivo di illustrare il pensiero costruttivista nei vari campi del sapere.
Naturalmente è libera la scelta di quali saggi leggere e quali no, non è necessario seguire per forza l’ordine proposto. Io vi consiglio comunque di non saltare né le parti introduttive scritte da Watzlawick né il saggio introduttivo di von Glasersfeld che risultano propedeutici a entrare nell’ottica dell’opera.
Anche se vi dovessero sembrare troppo per gli addetti ai lavori io suggerisco lo stesso di dare un occhiata al saggio di Rosenhan “Essere sani in posti insani”, tanto per farvi un’idea della pochezza della psichiatria tradizionale. E poi non potete saltare il saggio di Watzlawick sulle profezie che si autodeterminano, potrebbe spalancarvi gli occhi e fornirvi un’inaspettata visione delle vostre azioni, dei vostri rapporti interpersonali ed anche del vostro rapporto con la sfiga.
Per concludere, tenere presente che “chiunque fosse consapevole di essere l’artefice della propria realtà, sarebbe ugualmente consapevole della possibilità di costruirla in modo diverso”. Quindi non preoccupatevi troppo delle vostre sfighe e impegnatevi invece a cambiare la vostra prospettiva su ciò che vi circonda.
Bye.

