
Dato che viviamo nel paese del perbenismo, dove per risultare adeguati è necessario sembrare perbene e dire cose perbene (pena la “scomunica”, si veda il caso Luttazzi), oggi vi parlerò di un personaggio perbene.
“L’uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Maximo Afonso. È professore di Storia in una scuola media, e la videocassetta gli era stata suggerita da un collega di lavoro che tuttavia non si era dimenticato di preavvisare, Non che si tratti di un capolavoro del cinema, ma potrà intrattenerla per un’ora e mezza. In verità, Tertuliano Maximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporanea debolezza d’animo comunemente nota come depressione”.
Maximo Afonso (perché lui preferisce essere chiamato così) non si aspetta minimamente cosa si nasconda in quella videocassetta. La sorpresa che José Saramago ha in serbo per il protagonista del suo romanzo “L’uomo duplicato” è “la tremebonda rivelazione che è stata per lui l’esistenza, forse proprio in questa città, di un uomo che, a giudicare dalla faccia e dall’aspetto in generale, è il suo ritratto vivente”.
E che sarà mai, penserete voi, non è mica impossibile trovare qualcuno che ci somiglia molto. Ma per Maximo Afonso non è proprio così. Lo shock di scoprire che uno degli attori secondari del film è identico a lui è enorme. “Si abbandonò sul divano, non sulla sedia, dove non ci sarebbe stato abbastanza spazio per sostenere il crollo fisico e morale del suo corpo, e lì, stringendosi il capo tra le mani, coi nervi esausti, lo stomaco in subbuglio, si sforzò di riordinare i pensieri, districandoli dal caos di emozioni che si erano accumulate”.
Lo sconvolgimento è talmente grande che Tertuliano non riesce a lasciarsi questa scoperta alle spalle e decide di improvvisarsi investigatore privato per andare alla ricerca dell’identità del suo duplicato. Non sa nemmeno lui perché, a quale scopo andare a fondo in questa faccenda. Il buon vecchio senso comune lo avvisa, evidenzia i rischi che correrà, gli intima di lasciar perdere, ma niente da fare. “Continuo a pensare che dovresti smetterla con questa maledetta storia di sosia, gemelli e duplicati, Forse dovrei, ma non ci riesco, è più forte di me, Ho l’impressione che hai messo in moto una macchina trituratrice che ti viene incontro, ha avvisato il senso comune, Che farò, allora, Questo non lo so, non è di mia competenza, il ruolo del senso comune nella storia della vostra specie umana non è mai andato al di là del consigliare cautela e piedi di piombo, principalmente nei casi in cui la stupidità ha già preso la parola e minaccia di prendere le redini dell’azione”.
Qui mi fermo. Quello che Tertuliano Maximo Afonso deciderà di fare lo lascio scoprire a voi.
L’autore del libro, Saramago, non necessita di presentazioni, ho già parlato di quelle che secondo me sono le sue due opere più belle. Questo romanzo, pur non essendo magari il più bello o il più importante tra le opere del premio nobel portoghese, è di sicuro il mio preferito. I dialoghi tra il protagonista e il senso comune sono delle perle incredibili. Ne “L’uomo duplicato”, forse più che negli altri suoi romanzi, lo svisceramento dei personaggi dimostra come Saramago sia in grado di capire l’umanità e di essere in grado di narrarla meglio di tutti, o quasi, gli esperti psicologi, sociologi, filosofi e tuttologi dei nostri giorni.
E visto che tra pochissimo è Natale (anche se io ancora non me ne sono accorto), vi lascio come regalo un po’ di citazioni prese qua e là nel libro, fate voi le considerazioni che volete, io getto il sasso e nascondo la mano.
- “L’unica cosa che dura per tutta la vita è la vita, il resto è sempre precario, instabile, fugace, il tempo mi ha insegnato questa grande verità”.
- “È noto a tutti, però, che l’enorme carico di tradizioni, abitudini e costumi che occupa la maggior parte del nostro cervello zavorra impietosamente le idee più brillanti e innovative di cui la parte restante ancora sia capace, e se è vero che in alcuni casi questo carico riesce a equilibrare sregolatezze e indiscipline dell’immaginazione che Dio sa dove ci condurrebbero se fossero lasciate in libertà, non è men vero che tale carico possiede, spesso, le arti di sottomettere sottilmente a inconsapevoli tropismi ciò che credevamo fosse la nostra libertà di agire, come una pianta che non sa perché dovrà inclinarsi sempre verso il lato da cui proviene la luce”.
- “Credo di sapere che i nostri antenati hanno cominciato ad essere abbastanza intelligenti per avere delle idee solo dopo aver avuto quelle idee che li resero intelligenti”.
- “Allora io ti dico che il senso comune si esprime da maschilista nel suo significato più rigoroso, Non è colpa mia, mi hanno fatto così, Non è una buona scusa per chi nella vita non fa altro che dare consigli e opinioni, Non sempre sbaglio, Questa subitanea modestia ti sta bene, Sarei migliore di quello che sono, più efficiente, più utile, se mi aiutaste, Chi, Voi tutti, uomini, donne, il senso comune non è altro che una forma di media aritmetica che sale o scende secondo la marea, Prevedibile, dunque, Effettivamente, sono la più prevedibile di tutte le cose che ci siano al mondo”.
- “Si può cambiare da un’ora all’altra pur continuando a essere se stessi”.
P.S.: a chi vive qui nella zona del trevigiano e voglia farsi prendere dalla psicosi che attualmente divampa nel territorio consiglio di leggersi “Cecità”.
P.P.S.: TANTI AUGURI DI BUON NATALE A TUTTI!